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giovedì 28 aprile 2022

L'indie è morto, lunga vita all'indie






















Ciao, mi chiamo Cecilia e alcunə di voi si ricorderanno di me per alcune mie rocambolesche apparizione qua nell'Internet. Cosa m porta a riaprire un vecchio blog che non aggiornavo dal giugno 2018? Non lo so bene nemmeno io. La risposta emotiva è che mi manca scrivere e che forse non mi piace la piega che ha preso la mia persona, metteteci un po' di solitudine, della depressione stagionale – sì, anche la primavera può rendere depressə – et voilà... eccomi a scrivere sul mio preistorico blog come se la razza umana non si fosse mai tecnologicamente evoluta. La risposta seria è che: ultimamente mi sto interrogando spesso sulla fine che facendo la musica italiana, soprattutto quella che alcunə nostalgicə potranno chiamare "indie", mentre altrə statistə "itpop". E così, invece ci tediare la mia amica Manuela su Telegram o passare ore a inscenare nella mia testa un appassionante dibattito tra me e Carlo Pastore, ho deciso di mettere questa riflessione in forma di tweet. Ma si sa, una parola è troppa e 140 caratteri sono pochi, e senza accorgermene eccomi qua. Metteteci anche che casualmente l'account del blog è sempre rimasto loggato e da inguaribile romantica che crede nel destino quale sono non potevo prenderlo come un segno. 

Da dove iniziare? Per farla breve, farò cominciare la mia riflessione a poche settimane fa, quando ormai l'annuncio di un molto noto e molto caro a tuttə noi festival di musica squisitamente italiana rimbalzava di chat in chat, echeggiava nell'internet come un grido dalle Alpi alle Ande si espande. Era il segnale di ripartenza che tuttə stavamo aspettando, quel fantomatico ritorno alla normalità, anche e sopratutto per la musica italiana, che si faceva desiderare. Eccoci qua, si riparte! 

O "si riparte?!?!". Personalmente, a parte l'entusiasmo iniziale e una più voglia di volersi prendere bene che l'effettiva presa bene, l'hype non è salito. Strana io? Molto probabile. Morta dentro? Sicuro. Vecchia e ormai navigata per gioire come la prima volta all'ennesimo festival? Puoi dirlo forte. Eppure, dentro la mia testa sentivo una vocina debole, ma convinta, che mi sibilava alle orecchie – la stessa che bussa quando giustifichi atteggiamenti altrui, dandoti la colpa – mi sibilava alle orecchie: "il problema non sei tu". Ed effettivamente, parlandone di qua e di là, con amicə e conoscenti, un po' a malincuore, come quando torna la crush che ti piaceva, ma ormai non ti piace più, e ammetterlo a te stessə è dura: mica siamo così entusiastə. E il sentimento non è solo per il sopracitato molto noto molto caro a tuttə festival, per carità, sembra più un virus che si passa di persona in persona, di comitiva in comitiva, niente di grave, ma è lì, tacito e sornione, a non farci godere al massimo questa ripartenza della musica in Italia.

E allora chi è? Da qui una serie di finestre, porte, porte basculanti si sono aperte come pubblicità pop-up nella mia testa. Ognuna con la sua premessa, e la premessa della premessa, e una parentesi che, come un diagramma ad albero, si rigenera forse all'infinito. Appunto, una lunghissima serie di premesse per provare ad arrivare a una conclusione, una tesina, che nemmeno io ho ben chiara, ma tant'è fuori piove, instagram fa schifo, che altro dobbiamo fare?














1. C'è crisi

Che c'è crisi non devo dirvelo di certo io. Che il covid ha rivoluzionato le nostre vite è una narrazione che conosciamo a memoria come una canzone dei Nirvana ascoltata a 15 anni. Ed è inutile che vi dica quanto gli ultimi due anni hanno messo a dura prova il settore musicale. Bypassando tutte queste cose che ci siamo largamente già detti, quello che vedo, e non credo di essere l'unica, è una profonda crisi creativa. Niente di nuovo, anche mia madre lo sa che per avere buone idee non bisogna avere preoccupazioni, e questo periodo storico sicuramente non sarà ricordato come una Mezzaluna fertile per la musica. 

La musica non si è fermata nemmeno dentro quattro pareti, ma ha perso gran parte della sua carica innovativa, della sua energia creativa e spontaneità – e come biasimarla. Qua e là, come timidi funghi, sono emerse nuove realtà musicali, nuovi percorsi sonori fuori dai binari – o lungo lo stesso percorso, ma con tutta la calma di guarde il panorama per farsi ispirare. Nuove artiste e artisti si sono fatti notare come una boccata d'aria fresca, ma lasceremo ai posteri l'ardua sentenza del loro valore, nel mentre io preferisco goderne come il primo sole dopo la tempesta. Tuttavia, in generale, soprattutto per chi è sopravvissuto, percepisco una forte immobilità di idee. Avete presenta la scena della morte di Artax? Che si agita nelle sabbie mobili incoraggiato da Atreyu, che più prova a salvarsi, più sprofonda su se stesso? Ecco, è proprio così che immagino l'indie in Italia in questo momento.

Giusto, perché l'ho presa alla larga, ma il punto della mia riflessione è: a che punto è la musica indie? Prima di addentrarmi in questa giungla di pensieri, faccio un ultima premessa. C'è crisi, abbiamo detto, e c'è crisi anche per tutto quella complessa macchina che è il mercato della musica – un gentle reminder che la musica non è solo arte e passione, ma un lavoro in piena regola per moltə. Non provo nemmeno a immergermi nelle complesse dinamiche di quell'abisso che è il booking e tutto ciò che riguarda, inclusi promoter, produzione, venue, ecc... Unica cosa che forse ho capito è che: se c'è una crisi economica, i prezzi saliranno, inclusi i cachet di artiste e artisti, di conseguenza aumenteranno anche i biglietti di festival e concerti. Ma non dimentichiamo che anche il pubblico non se la sta passando bene. Lo stesso pubblico che qualche anno fa pagava 40 euro per vedere dal vivo il suo beniamino, lo stesso che ha portato dalle stalle alle stelle tutto questo, fatemelo chiamare così, fenomeno dell'indie. E quindi, se i soldi scarseggiano e le finanze vanno ben gestite, abbiamo ancora voglia di spendere gli stessi 40 euro per il solito artista che è rimasto fermo al 2019? Vale ancora la pena spenderne 90 per un'esperienza musicale di certo fantastica, ma che porta sul palco gli stessi nomi degli ultimi quattro anni?


2. L'indie è morto, w l'indie

Qualcunə fissa la morte dell'indie a quando Linus mandò in onda "Cosa mi manchi a fare" di Calcutta su Radio Deejay nel 2015, altrə a quando Lo Stato Sociale è salito sul palco dell'Ariston per la sessantottesima edizione del Festival di Sanremo del 2018. C'è chi addita Tananai col suo singolo "Calcutta" per aver innescato un cortocircuito semantico e svelato quello status di popolarità nazional-popolare accettato da tuttə, ma detto ad alta voce da pochə. Oppure l'indie è morto quando Aimone Romizi ha fatto la marketta per un marchio di gelati di cui non ricordo il nome, o quando Diesagiowave ha smesso di essere influente. Io forse ho scelto di fissare il punto 0 a quando Carl Brave e Franco126 si sono sciolti, non solo per una questione romantica, ma perché la dipartita del primo ha palesato che con l'indie potevamo farci i gran soldi, alla faccia della musica, dell'attitudine lo-fi, e tuttə hanno voluto salire sul carrozzone. Probabilmente c'è un momento più iconico, ma direi che è un buon fermo immagine.

Personalmente non ritengo che l'indie sia morto, ma solo cambiato. O meglio, ha cambiato le carte in tavola della musica mainstream italiana. Mi piace pensare, e ritengo sia effettivamente così, che gli eventi non sono unidirezionali, ma accadono, si evolvono, si sviluppano o si arrestano in contemporanea. Questo per dire che se a un certo punto l'indie è diventato popolare, trasformandosi in quello che le playlist Spotify amano chiamare Itpop, non vuol dire che sia morto un certo modo di fare musica indie, che la scena indipendente è viva e vegeta, anche se non tutta sovraesposta sotto i riflettori. Per ogni Gazzelle che fa l'ennesima canzone pop, c'è da qualche parte un'anima con la sua chitarra che magari è contenta così e gli basta questo. 

Se vogliamo considerarlo morto, o almeno parte di esso, mi piace pensare che sia salito nell'Olimpo del Pop per insegnare agli angeli come si fa la buona musica. Perché è questo, secondo me, il più grande lascito che l'indie ha fatto al pop nazionale. Che il fenomeno avesse la data di scadenza ben scritta sul retro, era chiaro a tuttə: come ogni trend, anche quelli musicali, soprattutto se fagocitati nella grande macchina commerciale, copiati, rielaborati, sventarti di ogni valore, decontestualizzati, riprodotti in serie, venduti, svenduti in ogni forma, salsa, bottiglia di design, alla lunga, e se spremuti troppo, perdono la loro carica innovativa, non sono più una novità, perdono fascino e lasciano spazio ad altro. Pace all'anima sua, rip.

Però gli angeli hanno imparato bene la lezione. La contaminazione ha funzionato, Sanremo ne è la prova. Il pop è diventato più fresco, scritto meglio e con produzioni decisamente migliori. Perfino l'immagine, che sempre più attinge all'"underground", ai tanto acclamati giovani, alle nuove tendenze, a creativi freschi di strada, ne è uscita ringiovanita. Quello che è successo, secondo me, è che il confine tra pop e "indipendente" si è assottigliato sempre di più. Non c'è più il cantautore indie che piace al pop, no, c'è solo un nuovo cantautore pop. E non c'è la popstar che "ruba le sonorità alla scena underground", c'è forse una famosa cantante che ha una direzione creativa migliore e ha capito cosa è fresh e cosa no. Il discorso è molto complesso, forse nemmeno io sono in grado di esprimerlo al meglio, e sicuramente non in poche righe, ma il punto è che:


3. Il pop ci piace

Blanco, i Maneskin ed Elodie ce l'hanno insegnato: il pop adesso non è reato. Anzi, spacca. Ma penso anche a Rkomi, Madame, Ariete (su cui vorrei spendere ore a parlare del suo album che, ahimè, era prevedibile, ma non augurabile) e mille altrə che ormai sono 100% pop. Ma pure chi continua ad avere, per attitudine personale o scelta stilistica, un certo appeal underground: La Rappresentante di Lista, Cosmo, Coma_Cose e altri nomi che adesso mi sfuggono, giocano dignitosamente nel campionato del pop a tutti gli effetti. 

Lontani i tempi in cui il pop italiano era una landa desolata che si animava solo con i tormentoni estivi e pochi altri momenti che venivano ricordati in serate karaoke o feste in casa, oggi ci troviamo davanti ad molto validə artistə che non skippiamo su Spotify. Galeotti anche i vari talent show e il miracolo di Sanremo, ma queste sono altre storie che forse affronteremo un'altra volta. 

Dunque, in un momento in cui non sembra esserci una nuova wave musicale dominante sul mercato, la trap si è consolidata da mo', l'itpop si è mescolato al pop, l'unica cosa che sembra tirare il carro degli ascolti sembra essere proprio il pop, quello dei grandi ascolti, delle classifiche e che passa anche in tv. Il punto non è che adesso smetteremo definitivamente di ascoltare l'indie – che, come dicevamo, esiste nel pieno delle sue forze anche lontano dai grandi numeri. Il punto, e non so nemmeno io che salto logico ho fatto per arrivare a questo punto, è: ha ancora senso parlare di festival indie? E ha senso parlare di festival indie che hanno biglietti altissimi? Un'ultima volta: ha senso parlare di festival indie che hanno biglietti altissimi, ma una lineup debole che ricorda il 2019 e che devono ricorrere allo streamer del momento per rendersi interessanti? Se allo stesso prezzo vado a vedermi Arca e altrə dieci artiste e artisti internazionali o Blanco dal vivo per almeno 3 volte, l'indie italiano può ancora reggere il confronto?


Adesso arriva il punto in cui provo a scrivere una conclusione convincente. Dovevamo uscirne migliori, invece mi sembra il contrario. Quello che vedo, con gli occhi più da addetta ai lavori che da pubblico, è una grande, folle corsa all'oro su un terreno ormai sterile. C'è crisi, il pubblico è cambiato, anche le tendenze, gli ascolti, la musica, eppure il mercato discografico continua a giocare secondo le regole del 2018, quando potevi fare una scorreggia in un microfono, spacciarla per underground, e avevi la nuova star del firmamento cantautorale. 

Ovviamente è tutto più complesso di così. Ed è anche ovvio e giusto che nessuno vuole perdere il suo lavoro, il suo status, la sua popolarità, il suo successo o la possibilità, come altriə ne hanno goduto in passato, di avere la propria occasione per brillare. Ed è adesso che risuscitano come ex durante Mercurio Retrogrado nomi già noti, chi reinventato chi con la minestra riscaldata, pensando che il mondo si sia fermato con loro e adesso riprendere a girare con gli stessi standard di prima. Non meglio le nuove leve, che già pensano ad avere un Ufficio Stampa ancora prima di farsi una gavetta nei peggior locali di Bologna, inseguendo il sogno di approdare su Radio Deejay ancora prima di avere un ep. Sono le regole del grande mercato che ha infettato (colpa dei social? colpa di Spotify? colpa dei talent show? della droga?) anche le chitarre scordate suonate in cameretta. Perfino le realtà più piccole, quelle che pensavamo immuni al fascino del mainstream, etichette, collettivi, eccetera, agiscono puntando ai grandi numeri, per salire, anche se in ritardo, sul carrozzone del big business.

In parallelo vedo anche un'editoria debole e insicura, non più accattivante e pronta a scovare nuove realtà, indagare fenomeni, lanciare nuovi talenti incompresi o, banalmente, far conoscere anche quello che non è già conosciuto da tuttə. Spulciando i magazine, nel trattare di musica italiana la maggior parte mi sembrano barricati dietro i titoli facili, si va sul sicuro, si parla di artistə di cui parlano già tuttə, non si vuole rischiare un basso engagement sul post Instagram o un contenuto che leggeranno in 10, familiari dell'autore o autrice inclusi. Ma ricordiamoci che c'è crisi anche per l'editoria, quindi come biasimarla. E così le playlist del venerdì sono tutte uguali, spopolano gli articoli su Sanremo e sui fenomeni nati dai talent show, anche di quelli di dubbio gusto, ma, si sa, la televisione è tornata in voga come negli Anni Novanta. Perfino le piccole piattaforme di musica su Instagram, quelle che fanno le playlist per capirci, che un tempo non lontano erano aggregazione spontanea di gente con la passione per la musica e la voglia di scrivere, oggi sono tutte più organizzate della mia vita. Media partnership, sponsorship, contenuti a pagamento, advertising e markette: quelle che sembrano realtà amatoriali, sono invece piccole macchine da guerra ben progettate per vendere – e buon per loro, io a 34 anni ancora ho paura a parlare di budget per i miei lavori. 

Ma non tutto il male viene per nuocere. Come direbbe il nostro amico Charles Darwin, è arrivato il momento della selezione naturale. È iniziata quella fase in cui si capisce chi resta e chi no, chi ha qualcosa da dire e chi no. Banalmente: chi è arrosto e chi fumo. Dopo il boom dell'indie, la crescita esponenziale e la conseguente inflazione dei prodotti sul mercato della musica, la bolla si è sgonfiata, grazie (!!!) anche alla stagnazione del settore musicale, e della creatività, degli ultimi anni. Gli artisti e le artiste che avevano, concedetemi il termine, del vero talento, in un modo o in un altro, sono sopravvissutə con dignità e credibilità, altrə sono meteore già dimenticate. Altrə ancora sono entrati direttamente nel campionato del Pop, chi con successo chi con imbarazzo. E ancora: vedo crescere una netta scissione (per fortuna?) tra il fu l'indie, che possiamo chiamarlo underground o scena indipendente, e il pop. Non ci sono più mezze misure, se vuoi sfondare, come artistə, etichetta o quello che vuoi, devi avere un progetto ben confezionato, curato, seguito e promosso – a prescindere dall'effettiva qualità. Se invece non hai grandi ambizioni, non ti preoccupare, ti vogliamo bene comunque, e le piccole, ma non inferiori, attenzione, realtà continueranno a esserci. E così sembra crollare anche il sistema dei festival che, da una parte presentano nomi delle playlist indie, ma tickets da Primavera Sound del popolo. E voi direte eh ma c'è la crisi è ma l'indie ormai (o ancora?) come il pop, ok, ma non sentite un rumore di vetri che si infrangono se ci pensate e il vostro cervello va in tilt? 

Qual è la conclusione? Che forse non abbiamo imparato la lezione, che avremmo dovuto rallentare, invece abbiamo impennato, dopati da ansia da prestazione, ansia da ripartenza e da recuperare il tempo, i soldi, la visibilità e la normalità persi. Ma la natura fa il suo corso e svela le carte. Tornando alla scintilla che ha fatto scattare questa riflessione, i festival, il pubblico e l'indie, penso che ci troviamo all'ultimo giro di boa per arrivare alla terra ferma senza annegare, ovvero: tornare a goderci, e a fare, musica come se Calcutta non avesse mai suonato all'Arena di Verona, e vedere dove ci porta la corrente. 


ps Non so bene cosa ho scritto o cosa volevo dimostrare, non ho nemmeno curato l'impaginazione, ma mi sono divertita. W la musica!


Dedicato a Noemi, Filippo e Manuela che sicuramente (spero) leggeranno. 

lunedì 21 maggio 2018

Non abbiamo bisogno di Enrique Iglesias – Giorgio Poi, De Leo e la musica italiana che ci fa ballare



Non sembra, ma l'estate è alle porte. E se non ve ne siete accorti, un motivo c'è. Non è colpa di questa primavera un po' altalenante, no. Non è colpa di Marzo che ha fatto schifo, di Aprile che ha fatto pure peggio o di Maggio che potrebbe fare di meglio, ma non si impegna. Non è colpa delle temperature birichine, delle piogge improvvise e degli sbalzi d'umore di questa primavera. Se non ci siamo ancora accorti che l'estate si sta avvicinando è colpa della grave mancanza di un tormentone estivo.

Nello specifico, cari lettori, non è ancora uscita una hit estiva degna del suo nome, che ci faccia sognare spiagge esotiche, balli proibiti e tutti i luoghi comuni latineggianti che un buon videoclip musicale può mettere in campo. È vero, Elettra Lamborghini, col suo singolo di debutto Pem Pem, mi aveva dato delle (false) speranze sull'inizio della stagione delle canzoni tamarre da ascoltare a tutto volume in macchina. Ma, nonostante il gran bel pezzo che la ragazza ha tirato fuori, mancano ancora i nomi dei signori dell'estate. Dov'è Sean Paul? E J Balvin? Pitbull cosa sta aspettando a tirare fuori un nuovo featuring? Ormai è come Michael Bublé per il natale: se non esce il nuovo singolo di Enrique Iglesias non è estate. 

Dunque, mentre mi tormentavo con simili elucubrazioni mentali, ascoltando in loop Pem Pem per illudermi che sì, l'estate sta arrivando, voglio crederci, ho avuto uno dei miei famosi lampi epifanici. Sento davvero la mancanza di Enrique Iglesias? Voglio davvero una nuova canzone di Alvaro Soler? Se mi guardo allo specchio, nel profondo dei miei occhi la risposta è no. E sapete perché? Perché quest'anno i tormentoni estivi li facciamo noi.

mercoledì 16 maggio 2018

Il vero punto del discorso: cosa indossa Young Signorino nel nuovo singolo "La Danza dell'Ambulanza"


Ieri forse era la giornata nazionale de "La Posta di Cecilia" e non lo sapevo, perché fin dalle prima ore della mattinata ho ricevuto un sacco di messaggi – e non mi riferisco a quelli di mia madre, che, casualmente, proprio ieri non mi ha mai scritto. 
Dicevamo, messaggi in privato di ogni tipo, dalla stramba, ma dolce richiesta di una fidanzata che voleva fare una sorpresa al suo moroso "regalandogli" un mio video in cui gli auguro buon compleanno, a quelli di conforto e supporto – è così palese che non sto molto bene in questo periodo, amici? Tuttavia, alcuni messaggi avevano come unico fil rouge il fenomeno mediatico-musicale italiano del momento: Young Signorino.

Nello specifico, gli avventurieri che mi hanno scritto a riguardo, vedendo in me l'esperta per eccellenza in Musica di Merda e Casi Umani dell'internet, sembravano ossessionati soprattutto da un unico, enorme quesito esistenziale: Young Signorino, ci è o ci fa?

venerdì 22 dicembre 2017

Le 5 musiciste che hanno spaccato il culo nel 2017



Ciao, sono tornata.

Avete presente quando la gente dice che il post-laurea è un periodo strano? Ebbene, non ci credevo, ma è così – lo diceva pure Contessa, ma dubitavo. Dunque, sono in quel fatidico "periodo strano" in cui mi sento in balia del nulla, come se la mia persona si fosse annullata di colpo. A Settembre mi dicevo che a ridosso della laurea avrei spedito CV, ripreso vecchi contatti, cercato collaborazioni, ripreso in mano i miei progetti e tante belle cose che vi lascio indovinare che fine abbiano fatto. Il nulla. Della serie che non sono nemmeno più tanto sicura di cosa mi piace fare, in cosa sono brava e cosa vorrei fare. La cioccolata mi piace sempre? E il risotto al radicchio? E il tiramisù? Il tiramisù so ancora cucinarlo? insomma, è proprio un periodo strano. 


Tra i vari buoni propositi per il post-laurea c'era anche quello di aggiornare più spesso questo blog [aggiungere grasse risate qui]. Ovviamente non l'ho fatto, come le altre mille cose che erano sulla lista - però ho rischiato di innamorarmi della persona sbagliata, qualcosa ho fatto. Però oggi sono qui, davanti al mio pc che tra poco esplode o decollerà verso lidi migliori visto il rumore inquietante che fa. Ma sono qui e vorrei scrivere. 


Qualche settimana fa, sulla mia pagina Facebook ho lanciato un mini-sondaggio per capire quale argomento avrei dovuto affrontare per rispolverare il blog. Ho lanciato la palla a voi, miei lettori che mi seguite su Facebook, per sapere quale tematica avrei potuto trattare per ritornare in grande stile. Ovviamente il sondaggio non ha avuto molto successo – e colgo l'occasione per dire FACEBOOK MERDA –, ma una traccia su tutte sembra aver catturato maggiormente la vostra attenzione: musiciste italiane del momento. Ed è quello di cui parlerò oggi.


lunedì 9 ottobre 2017

Fare Cose. porta le Palme® in città



È Ottobre da qualche giorno, ormai possiamo metterci il cuore in pace e dimenticare la bella stagione, il sole, il mare, i selfie sulla spiaggia, il Mojito davanti al tramonto e tutte quelle belle cose che vi riempiono la vita di gioia e facili likes su Instagram. 
Ma non tutto il male viene per nuocere. È Ottobre, appunto, il che significa che si riparte in quinta con la stagione dei concerti e delle serate mondane nei vostri locali preferiti. 

Tempo fa vi avevo già segnalato una nuova serata super-figa che sta infiammando le notti bolognesi – vedi qui – e oggi, in questo noioso lunedì mattina in cui dovrei scrivere la tesi e invece, vi porto una buona novella. Sto parlando di Fare Cose. – il punto d'obbligo –, una delle mie serate preferite che (finalmente) sta diventando un appuntamento quasi fisso qui a Bologna.


martedì 7 marzo 2017

Boys & Girls Party – The hottest night in Bologna




C'è qualcosa di nuovo nella notte bolognese. Una realtà parallela sta prendendo forma dai portici della città fino ad arrivare al Covo Club, uno dei locali storici di Bologna, punto di riferimento della scena underground musicale dal 1980. 
Un nuovo party è alle porte per farvi ballare, scatenare e perdere i sensi dallo scoccare della mezzanotte al sorgere del sole. E tutto quello che accade nel mentre è puro sogno. Uscirete dal locale chiedendovi cosa avete vissuto, se quello che è successo era realtà o un'illusione sensoriale. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Qual è il rapper italiano più figo del momento? (1° Round)


Per quei poverini che non lo sanno, la scorsa settimana su Snapchat ho lanciato un sondaggio a tutti i miei followers per decidere una volta per tutti qual è il rapper italiano più figo del momento. 

Adesso vi racconto com'è andata.

sabato 17 dicembre 2016

Il ritorno di Enrico Papi è Tutto Molto Interessante



Benvenuti alla seconda puntata della rubrica "La Gente Chiede Cose a Cecilia e Cecilia Risponde" [vedi primo episodio qui]. Oggi affronteremo un argomento che sta molto a cuore ai miei amatissimi fans, ovvero il nuovo video di Fabio Rovazzi. O meglio: cosa ne penso io del nuovo video di Fabio Rovazzi.

Parentesi: per quei poveri ignoranti che ancora non lo sanno, io ho creato Fabio Rovazzi. Ancor prima che tutti gli animatori d'Italia vi facessero ballare sulle note di Andiamo a Comandare, ancor prima che i vostri amici vi mettessero in imbarazzo sulla pista da ballo shakerando le loro spalle in stile Rovazzi, ancor prima che "Col trattore in tangenziale" diventasse uno slogan generazionale, ecco, ancora prima di tutto questo, ci sono stata io e le mie coinquiline che pompavamo su Snapchat la hit del 2016, ignare di cosa stavamo creando. Ancora ricordo i mille – venti al massimo – messaggi in privato che mi chiedevano Hey! come si chiama questa canzone? e Ahah top questo pezzo come si chiama? e così via. 
Insomma, non voglio peccare di arroganza e superiorità, ma io sono stata per Fabio Rovazzi quello che Pippo Baudo è stato per Lorella Cuccarini.

Adesso capite bene perché mi sento in obbligo a esprime la mia opinione sulla nuova canzone di Fabio Rovazzi, di cui mi sono già dimenticata il nome… n'attimo che la cerco su Google… aspè, ci sono… ecco, "Tutto Molto Interessante". 


mercoledì 7 settembre 2016

Nove canzoni per cui dovremmo ringraziare Beyoncé


In un mondo civile una ragazza dovrebbe essere libera di passare le sue giornate a guardare i video di Beyoncé. A una ragazza, ma anche a un ragazzo che sia chiaro, non dovrebbe essere tolto il sacrosanto diritto di guardare i video di Beyoncé quando vuole e per quanto tempo vuole. Il lavoro è il nemico numero uno che minaccia continuamente questo diritto fondamentale della persona. Una ragazza che non può guardare e riguardare all'infinito l'intera "videografia" di Beyoncé perché è oppressa dalle catene del lavoro, non è una ragazza felice. 

Ecco, io domenica avrei voluto trascorrere la mia giornata, o parte di essa, al computer per riguardare e riascoltare tutti i capolavori di Beyoncé. Ho detto domenica 4 Settembre non a caso, perché proprio quel giorno la Regina ha festeggiato il suo trentacinquesimo compleanno. E invece no, non ho potuto. Sono stata costretta ad abbandonare il mio sogno per piegarmi al volere del Dio Lavoro.

Ed eccomi qui, allora, con tre giorni di ritardo, durante il mio turno di lavoro in edicola, in una mattinata settembrina che minaccia di piovere e che ha fatto scappare tutti i clienti, a provare a realizzare il mio sogno infranto. Nessun bagnante ritardatario, nessun bambino piagnucoloso, nessuna anziana signora in cerca di gossip, nessuno oggi potrà impedirmi di guardare i video di Beyoncé. 


martedì 21 giugno 2016

I frà non seguono la moda, ma la fanno



Visto che ultimamente sto ascoltando soprattutto musica che una mia amica definirebbe "di merda, da ragazzini", mi sembra giunto il momento di dedicarci un post.

La musica in questione è tutta quella serie di canzoni che popolano la vostra bacheca Facebook, soprattutto se seguite magazine tipo Complex, Highsnobety e Hypebeast, ovvero Rap, Hip Hop, R&B e il sacro Pop, primo amore della vita dopo i biscotti Plasmon e Topolino. 

Non ho mai nascosto il mio amore verso questo genere, anzi, chi mi conosce sa molto bene cosa posso diventare se sulla pista da ballo mi mettono 50 Cent o Sean Paul, ma nell'ultimo hanno ho deciso di abbracciare definitivamente la fede, un po' per passione e un po' per questioni di lavorahahahah.

E poi, diciamoci la verità, quando non hai più nessuno per cui piangere, non hai più nessuno a cui pensare quando ascolti una canzone d'amore, chi cazzo ha voglia di ascoltare musica indie strappacuore? Un po' vi invidio, se soffrissi per amore anch'io forse canterei a squarciagola le canzoni di Calcutta e sono sicura che mi sarei tatuata in fronte tutto il testo di Cosa Mi Manchi a Fare. E invece. 

E invece fanculo l'amore e viaaaa con canzoni che parlano di brutti quartieri, sparatorie, macchine, erba e sciroppo nella Pepsi. Che poi, la mia credibilità nel cantarle con passione è pari alle labbra di Nina Moric, visto che la cosa più illegale che ho fatto è stato attraversare col semaforo rosso per i pedoni a un incrocio. Ma questa è un'altra storia.

Dunque, tutta questa pezza per dirvi cosa?
Ebbene, come ben sapete cantanti Pop e Rapper hanno un certo debole per i prodotti di lusso e i capi firmati. Moda e musica vanno proprio a braccetto in questo caso. 
Mentre stavo ascoltando un po' di questi nuovi rapper italiani che piacciono a voi giovani, ho pensato "Ma quanti brand troppomoda appaiono nelle sue canzoni!" e, ancora, "Ma, hey, tante altri cantanti parlano di marchi d'abbigliamento nei loro testi". E, infine, "Ma hey qualcuno dovrebbe scriverci un articolo a riguardo!".


giovedì 21 aprile 2016

Non fate incazzare Rihanna



Ieri è uscito il nuov video di Rihanna Needed Me girato da Harmony Korine, regista famoso soprattutto per il suo celebre film Gummo e per il più recente Spring Breakers. 

Ancora una volta Rihanna ci dimostra chi comanda. Con un candido abito di – presumo – chiffon turchese, si aggira super sexy per una terrazza, armata di una pistola. Cosa dovrà mai fare la cara Rihanna con un'arma da fuoco? Uccidere, of course. Perché si sa, Rihanna è una very very bad bad girl e nessuno dave farla incazzare. 

Quindi, il video ci presenta uno scenario squallido, fatto di uomini armati con maschere sul volto, motociclette, un losco nightclub, culi e gran cash che fanno da cornice alla vendetta personale di Rihanna. Non vi spoilero il finale, ma ci sarà molto sangue.

E allora ho pensato: ma quante volte ha ucciso Rihanna nella sua carriera? Quante volte Riri si è trovata a giocare con una pistola? Tante.

lunedì 22 febbraio 2016

Monday sucks, ma non oggi.



Oggi sono accadute talmente tante cose importanti nel favoloso mondo delle stelle mondiali che, invece che dedicare a ognuna di essa un post esclusiva – cosa che mi avrebbe trasformata in una blogger seria, ma giammai –, ho deciso di racchiuderle tutte in un unico, grande post di recap.

Il fatto ha dell'eccezionale anche perché oggi è lunedì, giorno di merda per antonomasia. E invece, chi l'avrebbe mai sospettato che si sarebbe trasformato in una succulente giornata ricca di news? Segnatelo sul calendario perché dubito che si ripresenterà un lunedì così bello. 

martedì 16 febbraio 2016

Sembrare Vecchia is the new Grammy Awards 2016 trend



Stanotte si sono svolti i Grammy Awards 2016 a Los Angeles, la premiazione più attesa, più hot, più chiacchierata, più più più dell'anno che coinvolge la big della musica internazionale. 

In breve:

- Taylor Swift ha vinto a mani basse ben tre premi e, visto che c'era, non ha perso l'occasione per lanciare una frecciatina acida a Kanye West, che l'avrebbe offesa in un brano del suo ultimo album;
- Lady Gaga ha fatto una super performance rendendo omaggio a David Bowie;
- Kendrick Lamar è il vincitore assoluto della serata, con ben cinque premi in mano e un'esibizione che ha letteralmente infuocato il palcoscenico;
Lionel Richie è ha vinto il premio alla carriera del 2016;
- E, ultimo ma non meno importante, quel bono di Justin Bieber si è presentato sul red carpet col fratellino Jaxon di soli sei anni. Tenete a bada le ovaie, ragazze, foto ad alto contenuto di cuteness.

Ok, adesso passiamo alle cose importanti: gli abiti delle celebs.


giovedì 29 ottobre 2015

Risorti dalle ceneri: Justin Bieber piace, fatevene una ragione.



Pensavate che fossi ormai diventata un'affermatissima giornalista di moda, una di quelle che detta legge e a cui i magazine non possono negare niente. Ebbene no, non ancora almeno, ma ci sto lavorando.

Per vostra fortuna, quindi, ci sono ancora dei paxxi che osano rimbalzarmi i pezzi. Ma poco male, perché, come già più volte ho detto, ho un blog dove posso fare il piffero che mi pare e, soprattutto, ho giusto un'etichetta che fa al caso nostro: #articolicestinati. 

Dunque, ecco un altro articolo cestinato – e forse giustamente, visto il protagonista – che va ad arricchire la mia rubrica di post falliti, ma, soprattutto, le vostre menti.

Nel mentre, mi è stato detto che sono usciti articoli simili al mio e che mi hanno battuto sul tempo nella pubblicazione – perché, capite bene, prima di pubblicarlo qui dovevo avere la conferma del rimbalzo –, ma ovviamente voglio prendermi tutto il merito e dire che sono io il genio che ha pensato per prima questa cosa, io io io.

Buona lettura.


domenica 23 marzo 2014

G.U.Y. video: Lady Gaga diventa Donatella Versace


È ufficiale, Lady Gaga è diventata Donatella Versace a tutti gli effetti.
Il fatto non deve stupirci, perché è già da qualche tempo che l'eccentrica cantante wannabe-artista manifestava chiari sintomi da contagio con la famiglia Versace.
Qui un'accurata indagine sulla metamorfosi della cantante, da amabile fenomeno da baraccone del Pop a figura mitologica vestita Versace nel suo nuovo singolo G.U.Y..
#spoiler: alla fine si vendica, attenzione.

lunedì 20 maggio 2013

BRITNEY SPEARS FOR OOHLALA BLOG

Foto di repertorio 

Qualche giorno fa è uscita la versione demo del prossimo singolo di Britney Spears (fuori il 16 Giugno) per la colonna sono del film Smurfs 2, il secondo lungometraggio dei Puffi.
Dopo un ritorno col botto al fianco di Will.I.Am con il super singolo Scream and Shout, che ci ha fatto ballare come dei pazzi per tutto l'inverno - inutile negare, vi abbiamo visto tutti -, mi aspettavo qualcosina di più accattivante dalla reginetta del Pop. Insomma Britney, dopo i tuoi turbolenti trascorsi non puoi adagiarti sugli allori per una canzone fortunata, sbrigate a sfornà qualche canzone degna di te. Ma prendiamo quello che passa il convento e accontentiamoci della canzone per i Puffi. Per chi non l'avesse ancora ascoltata, ecco a voi:


via Dis Magazine

martedì 13 novembre 2012

Seapunk: è stato bello, ma facciamo basta.


Ieri è uscito l'ultimo singolo di Azealia Banks. Se proprio siete fuori dal mondo e ancora non sapete chi sia questa soave fanciulla (vedi foto sotto), potete illuminarvi sull'argomento leggendo qui.

Il video ufficiale che ha accompagnato il brano estratto dal mixtape "Fantasea" ha scatenato, come sempre, un gran chiacchiericcio sul web, ma a questo giro la povera Azealia si è beccata soprattutto dei gran no. Almeno da me e da tutta la gente che rientra nel mio raggio d'azione Facebook-Twitter-Blog. 

Il motivo del disprezzo di molti è lo stile predominante e ostentato del sito: seapunk. 
Questa parola forse vi sembrerà nuova, ma appena vedrete il video accusato capirete di cosa sto parlando.


Se ancora questa parola non vi dice niente fatevi un giro su un qualunque Tumblr a caso o andate a una serata al Plastic il venerdì, ma potrebbe bastare anche uno studio generale degli ultimi flyer degli eventi. Se non avete voglia di fare nessuna di queste cose, proverò ancora una volta a illuminarvi. 


martedì 7 agosto 2012

Aprite bene le orecchie.


Come promesso, un nuovo post a base di buona musica e video da imprimere nella memoria.
Perle musicali che mi erano sfuggite e video nuovi di zecca, ecco a voi le canzoni che vale la pena ascoltare in questa calda estate. Almeno una volta.

1) QueenS - THEE Satisfaction


In primis voglio ringraziare Infetta che mi ha fatto scoprire le THEE Satisfaction, una sana ventata d'aria fresca per le mie orecchie. Sempre bella musica proponi, brava ragazza!
Ho scoperto solo qualche settimana fa che esiste un official video di QueenS, primo singolo dell'album Awe Naturale (Sub Pop Records, 2012) di questo duo di Seattle, Stasia Irons e Catherine-Harris White, in arte Stas e Cat. Il detto "meglio tardi che mai" non è mai stato più azzeccato. Tipe toste senza peli sulla lingua, fuori dagli schemi e che sfuggono da ogni etichetta. QueenS è il portabandiera perfetto dell'album: accattivante, sinuoso, groove ipnotico che conquista anima e corpo. Ti vien voglia di atteggiarti a ghetto woman e di ballare fino all'ultima nota, per poi mettere repeat e continuare all'infinito. Nel video si improvvisa un party tra poche intime, una tribù di sole donne che sembrano urlare "girl power!" e che sfoggiano abiti multicolor, stampe animalier, dettagli pop dal gusto afro.

2) Heart of Dust - Light Asylum

Bruno Coviello e Shannon Funchess sono i Light Asylum, duo di Brooklyn rivelazione di questo 2012. Dopo due EP, il loro successo è stato consacrato dall'uscita del loro album omonimo di debutto, accompagnato dal primo singolo Heart of Dust. Il video non mi fa impazzire, ma è comunque degno di essere segnalato e commentato. Colate di petrolio, fumo e lampi di luce, uno scenario post-apocalittico urbano dall'atmosfera oscura avvolge quelli che sembrano essere i sopravvissuti a una catastrofe. Questa può essere anche la metafora per sintetizzare i Light Asylum: dark-wave, industrial, synth uniti in un'unica esplosione, in cui la voce possente e black di Shannon regna sovrana. Tra l'altro la signorina indossa uno degli ormai celebri leather harnesses di Zana Bayne. Invidia Infinita. 


3) I've Seen Footage - Death Grips
Difficile presentare i Death Grips, collettivo californiano al loro secondo lavoro (The Money Store - Epic, 2012). La loro musica evade da ogni rigida categoria: "hip-hop sperimentale", sembra essere il genere più gettonato per descriverla, perché siamo di fronte ad un mix di hip-hip, industrial ed elettronica, incazzato e spietato. Double Helix è l'ultimo singolo, ma voglio regalarvi I've Seen Footage, perché 1) ho scoperto solo poco tempo fa dell'esistenza di un suo video e 2) perché questa canzone è semplicemente una BOMBA. 

Sposerò il dj che me la mette a una serata, giuro. 

4) Pound the Alarm - Nicki Minaj

Ma Nicki cosa ti devo dire?! Sempre più trash, sempre più pazza, sempre più colori e sempre più tette al vento. Questa volta voli a Trinidad cotonata come una Barbie e improvvisi un carnevale degno di Rio de Janeiro. La grazia ancora non è il tuo forte, ma ci piaci così come sei.

5) La mia Ex Ragazza - Trucebaldazzi
Sto male per l'intro, Trucebaldazzi best actor 2012. Il dettaglio del pugno che si stringe e la sua faccia che diventa rossa paonazza sono tocchi da maestro, per non parlare della sequenza dell'aggressione. Chapeau. 
Non me ne frega un cazzo dell'amore / del sentimento / voglio fare tutto a pagamento .
Bello Truce, sempre più Negativo. Ti stimo.

Buon ascolto!


C. 

lunedì 18 giugno 2012

Badass girls & brutta gente.



I primi caldi estivi già danno alla testa. 
Riesco ad immaginarvi, una visione nitida di voi in ufficio ad elemosinare un po' d'affetto e di refrigerio dal vostro fedele ventilatore, solo ed unico in tutta la stanza; vi vedo bestemmiare sui libri per gli ultimi esami prima della pausa estiva, con le chiappe sudate appiccicate alla sedia dell'Ikea, litri e litri di tè freddo Conad come unica consolazione. Ed io qui, sullo sgabello della mia edicola a servire l'ennesimo cliente che mi chiede il Tirreno locale e un pacchetto di Marlboro ("No, per le sigarette al bar.. io non le vendo" siamo solo a Giugno, a Settembre forse impareranno, spero), caldo e ventilatore al massimo. 
Questo post è dedicato a tutti voi, accaldati, ansimanti, sudati, tediati dal lavoro e stressati dagli esami: la musica giusta per tirarvi su il morale e farvi muovere il culetto. 

Ecco gli ultimissimi video usciti che, a mio avviso, meritano di essere citati e divulgati. 
Gente simpaticamente violenta e hot pants per rallegrare le vostre giornate noiose e insipide. 


martedì 12 giugno 2012

Quella che entra nei negozi solo per prendere i free press.

Sono io!

Adoro i free press, ho una vera mania! Ogni volta che trovo copie gratuite di riviste, ma anche semplici depliant informativi, non posso fare a meno di prenderle e di riempirmi la borsa. 
Dite che sono malata? 

Dunque, molto spesso il mio shopping si riduce a un'intensa razzia di free press, con conseguente delusione e sdubbiamento dei commessi che devono sorbirsi il mio (palese) finto interessamento ai capi esposti di circa un'ora. Ormai non mi faccio più scrupoli: entro nei negozi solo ed esclusivamente per le riviste gratuite che offrono. Vago per il negozio con aria interessata, leggo i prezzi, tocco i vestiti per testare il tessuto e, qualche volta, ho anche la sfrontatezza di chiedere informazioni. Ma è tutto un bluff, è una commediola ben studiata che propongo ad oltranza. Io prendo solo i free press e poi ciao.
Ecco alcune delle mie vittime preferite:



1) CULO.
Scoperto a Milano durante la mia ultima trasferta, questo magazine in realtà mi è ancora poco chiaro. Il tempo di prenderlo e di metterlo in borsa, che l'ho subito smarrito, poiché era nell'ormai tristemente famoso BORSONE ROSSO, quindi non ho avuto troppo modo di sfogliarlo. Tuttavia, mi è sembrato di capire che fosse una rivista ironicamente artistoide e strategicamente no sense.


2) URBAN MAGAZINE.
Periodico di arte, design, musica, lifestyle e soprattutto agenda puntuale sulle tendenze e le novità urbane, che ci tiene aggiornati sugli appuntamenti da non perdere nelle maggiori capitali d'Italia e d'Europa.


3) NERO.
Free press di arte e affini. Molto interessante, lo consiglio a tutti gli appassionati e anche a chi si avvicina ad ogni forma artistica (nel senso più generale possibile) per pura curiosità, come me. E' davvero un piacere sfogliare questa rivista. 
Nell'ultimo numero:
Trovatelli by Julia Frommel

Jeff Burton

L'artista Meris Angioletti reinterpreta Vettor Pisani, figura di rilievo dell'arte italiana degli anni '70/'80.

Opere fotografiche di Sterling Ruby a confronti con i pensieri di Walter Siti sul tema del culturismo.

Nel numero precedente:
Interessante articolo di moda in cui Sergio Zambon (Blue Is in Fashion This Year) commenta un vecchio editoriale datato anni Ottanta.

Tim Small (Vice/The Milan Review) si lancia in un monologo-brainstorming, provando a dare un suo personale senso alle foto di Mark Wallinger. 


4) VICE.

Ah, finalmente non mi scappa più! Adesso so dove trovarlo e, inizio mese, mi faccio il giro dei negozi che lo distribuiscono, riuscendo molto spesso ad accaparrarmelo!
Nell'ultimo numero: ragazze orientali simpatiche e pazzerelle, imbalsamatori messicani, palestinesi e israeliani come non li avete mai visti, e tante altre storie dal mondo. Più tette e droga come sempre.



Bravi, mi hanno anche promosso, nelle recensioni musicali, i Light Asylum e i Death Grips, con annessa polemica sul loro (s)vendersi a una major. Il loro album è in loop sul mio pc da più di  una settimana.



In conclusione: gente, basta comprare vestiti, il nuovo trend è imbottirsi di free press. 




MA MAISON MARTIN MARGIELA PER H&M?!? PARLIAMONE. 
Ecco, in casi come questi cedo e do libero sfogo alla fashion victim urlante di gioia e pronta a lottare fino alla morte per accaparrarsi anche solo un fazzoletto per naso griffato MMM. Cristo, è Maison Martin Margiela, mica Anna Tamarra!! Passato il momento, tornerò ad essere la modaiola pacata e polemica che tanto (?) amate (?). 
Spero non sia una delusione cosmica. Dai MMM, io credo in te!
Inizio a risparmiare cash fin da adesso...




Cecilia


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